Gualchiera Tintoria Cianni
La gualchiera-tintoria Cianni è un raro opificio storico dove si lavoravano e tingevano panni di lana e canapa grazie all’energia idraulica. Un sito unico di archeologia industriale, oggetto di recupero e valorizzazione.
Ai piedi del Castello di Pievebovigliana si trovano i resti dell’antica gualchiera e tintoria della famiglia Cianni. Si tratta della gualchiera- tintoria aperta nella prima metà dell’Ottocento (ma l’impianto originale risale al XVII secolo) da Stefano Cianni, all’interno della quale venivano svolte le ultime fasi di lavorazione dei panni tessuti a mano, destinati ad essere purgati, rassodati e colorati. Sono ancora visibili le fondamenta e alcuni muri dell’edificio e qualche tratto del canale idraulico, derivato dal vicino torrente di Capodacqua. L’amministrazione comunale è impegnata in un progetto di recupero del sito per riqualificare l’intera area, caratterizzata dalla presenza di importanti resti delle mura castellane e per realizzare un nuovo polo museale di archeologia industriale. L’importanza di questa gualchiera- tintoria è sottolineata in un rapporto del gonfaloniere di Pievebovigliana compilato nel 1822, dal quale risulta che nei laboratori sono purgati e rassodati «e si tingono con felice successo mezzolani di grosse tinte per uso de’ contadini. I suddetti opifici occupano per dieci mesi dell’anno quattro individui. Si lavorano nella gualchiera circa 10.000 braccia di mezzolani e saje e si tingono come sopra circa 6.000 braccia dei medesimi».