Botte dei da Varano
La Botte dei da Varano e il Condotto Romano, di epoca augustea, rappresentano le principali opere di regimentazione idraulica degli Altipiani Plestini.
Durante i lavori per una nuova galleria a Fonte delle Mattinate (Serravalle di Chienti), necessaria dopo il sisma del 1997 che danneggiò la Botte, è stata scoperta un’imponente opera idraulica romana, attiva dalla Repubblica al tardo Impero, costruita per regolare le acque della Piana di Colfiorito. Il condotto romano, lungo circa un chilometro, fu realizzato quasi interamente in galleria, senza pozzi di traguardo, con un andamento a “S”. È costruito in travertino locale posato a secco, con una pendenza costante dello 0,2%. L’ingresso, di tipo monumentale, presenta contrafforti simili a quelli della via Flaminia. Probabilmente, a monte si trovava un bacino di raccolta alimentato da canali a spina di pesce. La struttura fu probabilmente costruita in età augustea (44 a.C.-17 d.C.), quando la bonifica del Lacus Plestinus era cruciale per l’agricoltura e le vie di comunicazione. Rimase in uso per secoli, fino a un cedimento (forse sismico) che ne alterò la pendenza, rendendolo inutilizzabile. Un tentativo di riparazione, ancora visibile, non ebbe successo. Analisi radiometriche datano l’abbandono definitivo tra il VI e il VII secolo d.C. Alla bonifica è legata anche una leggenda: gli apostoli Pietro e Paolo, respinti da Plestia, si rifugiarono sul Monte Trella; durante la notte un terremoto distrusse la città, punita per non aver accolto i santi. La Botte dei da Varano, lunga circa 200 metri, fu realizzata nel Quattrocento da Giulio Cesare Varano, su progetto di ingegneri fiorentini, con lo stesso obiettivo: bonificare la piana. Non è noto se tenesse conto del condotto romano, ma i due corrono quasi paralleli. Il Mengozzi (1781) non cita l’opera romana, ma descrive la Botte come un’opera grandiosa, “Regis opus”. Le acque convogliate attraverso questi sistemi alimentano le sorgenti del fiume Chienti, a monte di Serravalle.