Frazione Cesi
Cesi è una frazione montana di Serravalle di Chienti, nota per la chiesa di San Callisto e per i giacimenti fossili del Pleistocene. Vi operano una comunanza agraria e una cooperativa agricola attiva in produzioni sostenibili.
La piccola località, il cui nome tradisce l’originaria vocazione silvo-pastorale (“zone di cese-terreni disboscati”), è documentato almeno dal 1087. È rimasta nel tempo una comunità rurale legata all’agricoltura e alla gestione collettiva del territorio. Sulla facciata di una casa è inserita una testimonianza relativa all’epoca romana: un’epigrafe funeraria databile tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C. Al centro del borgo si trova la chiesa di San Callisto, risalente al XII secolo e ampliata nel XVIII con sagrestia, campanile e canonica, conserva affreschi databili tra il XV e il XVI secolo insieme ad opere lignee del tardo-barocco. L’edificio è stato restaurato negli anni Sessanta su progetto dell’architetto Paolo Castelli. A testimonianza della visita di Giovanni Paolo II dopo il terremoto del 1996–1997, che colpì duramente la zona (magnitudo 5.7, IX grado Mercalli), è stato eretto un monumento commemorativo. A Cesi ha sede la Comunanza Agraria di Rocchetta, che amministra circa 500 ettari di boschi e pascoli per usi civici, e la Società Cooperativa Agricola Valle Verde, attiva nell’allevamento e nella produzione agricola sostenibile. Di grande interesse scientifico è la presenza, nel territorio tra Cesi e Colle Curti, di importanti giacimenti fossili del Pleistocene inferiore, con resti di ippopotami, elefanti, rinoceronti e tigri dai denti a sciabola, databili fra 900.000 e 700.000 anni fa. I reperti sono oggi conservati e studiati presso il Laboratorio-Museo di Serravalle di Chienti. All’incrocio per Visso e Popola un cippo della “Brigata Garibaldi” ricorda i partigiani assassinati il 14 marzo 1944.