Cattedrale di Santa Annunziata
La Cattedrale di Santa Maria Annunziata, edificata nel XII secolo, fu ricostruita nel primo Ottocento a causa di un terremoto. Al suo interno ospita opere d'arte rinascimentali e barocche di grande valore.
Le origini della cattedrale risalgono alla prima serie di vescovi documentati a Camerino dal 465 d.C., con frammenti del VII secolo conservati nella cripta. Nel XII secolo, la cattedrale fu edificata sopra una precedente struttura, probabilmente un cimitero romano. Nel 1256, dopo la distruzione della città da parte delle truppe imperiali di Manfredi, la chiesa subì gravi danni e le reliquie di San Venanzio, patrono della città, furono temporaneamente trasferite a Bari. Tra il XII e il XIII secolo la chiesa fu riedificata. Secondo le descrizioni dei contemporanei, l’edificio doveva essere “a tre navate, suddivise da dieci colonne di pietra e numerose cappelle arricchite di stucchi dorati ed eccellenti pitture” con un presbiterio a pianta poligonale di sette lati e le navate laterali che si aprivano su profonde cappelle. Lo stile era gotico ad eccezione della facciata ricostruita in stile neoclassico da Antonio Valeri nella metà del XVIII secolo, su iniziativa del vescovo Francesco Vivani. Il terremoto del 1799 danneggiò gravemente la Cattedrale, provocando un grave crollo. Per calcolare i danni e progettare un’opera di ricostruzione, fu inviato da Roma Andrea Vici, primo architetto della Rev. Fabbrica di San Pietro e allievo del Vanvitelli. Vici elaborò tre progetti di riedificazione: i primi due, ancora legati a forme barocche, avrebbero salvato le parti superstiti della Cattedrale, come il coro, le sagrestie, la facciata, il campanile e le cappelle rimanenti. Il terzo progetto, approvato con risoluzione capitolare il 6 luglio 1800, prevedeva una completa ricostruzione dell’edificio a croce latina, con un asse longitudinale più lungo rispetto alla struttura precedente. La nuova chiesa presentava un’unica navata e intercolumni a simulare piccole navate laterali, con un grande presbiterio e coro. Un altro problema che Vici dovette affrontare fu la richiesta del vescovado di allineare la facciata della chiesa con quella del Palazzo Vescovile, creando un portico antistante che fosse una continuazione di quello del palazzo. La pianta della chiesa venne quindi spostata verso nord-est, ampliando la piazza. La proposta originaria di Vici, che prevedeva una rotazione dell’asse della chiesa di 90° con la facciata rivolta verso il Palazzo Ducale, fu infine bocciata nel 1805. Nel 1807, con l’arrivo dei francesi, i lavori furono interrotti. Alla morte di Vici nel 1817, i lavori proseguirono sotto la guida dell’ingegner Clemente Folchi, genero di Vici, che apportò alcune modifiche, in particolare alla cappella del Santissimo Sacramento, ideata a pianta semicircolare su richiesta del vescovado. Nel 1823, una parte della chiesa era già in funzione, anche se la facciata non era ancora completata. Vici aveva presentato un disegno per la facciata con prospetto a quattro colonne, frontone e attico sovrapposto, ma Folchi ne progettò altri tre che non furono accettati dai canonici. La facciata attuale, caratterizzata da due tozzi campanili, è massiccia e appiattita, contrastando con lo slancio verticale dell’interno, che presenta una navata centrale inondata di luce. L’apertura ufficiale al pubblico avvenne l’8 settembre 1832. L’interno è maestoso, in particolare nella navata centrale, divisa dalle cappelle laterali da quattro pilastri. Questi pilastri ospitano statue dei santi Pietro, Paolo, Leonzio e Ansovino, realizzate da Giuseppe Mazzanti di Cingoli, e sono intervallati da coppie di colonne in corrispondenza di ogni cappella. I cornicioni sono modanati e sorretti da fitte mensoline, mentre gli stilobati e le zoccolature di calcare rosso scandiscono il ritmo, alternandosi al bianco della pietra. All’interno e nelle sagrestie si trovano pregevoli esempi di scultura lignea policroma del XIII secolo (come il Crocefisso) e del XIV secolo (come la Madonna della Misericordia), oltre a interessanti tele di pittori di maniera del XVII secolo.