La quintessenza del territorio
L'arte tra le colline maceratesi
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L’arte tra le colline maceratesi

Il modo più autentico per vivere l’arte non è rincorrerla nei grandi musei delle capitali, ma cercarla dove è nata. Nel cuore delle Marche, tra colline e borghi, si estende uno dei patrimoni artistici più sorprendenti e meno raccontati d’Italia. Un paesaggio culturale costruito nei secoli da pittori, scultori, architetti e artigiani, dove l’arte non è mai stata separata dalla vita, ma parte del quotidiano.

È tra Quattrocento e Cinquecento che questo territorio visse una delle sue stagioni più fertili: un periodo in cui la pittura si diffuse capillarmente, raggiungendo anche i centri più piccoli. Qui nacquero scuole, si formarono maestranze, si sviluppò un linguaggio artistico riconoscibile, capace di unire influenze esterne e identità locale. Basta entrare in chiese, palazzi e piccoli musei per ritrovare tracce di quella stagione, opere che invitano a essere scoperte, passo dopo passo.

Il 15 aprile, Giornata Mondiale dell’Arte, è il momento giusto per un viaggio tra questi luoghi.

Camerino e le rotte dell’arte tra Quattrocento e Cinquecento

Prima che il Rinascimento attecchisse nell’entroterra marchigiano, la pittura parlava ancora il linguaggio del tardogotico. A San Severino Marche i fratelli Salimbeni firmavano cicli raffinati, mentre ad Apiro nella chiesa della Madonna della Misericordia gli affreschi di Ottaviano Nelli portarono tra queste colline l’eco delle corti umbre. A Tolentino la decorazione del Cappellone della Chiesa di San Nicola fu affidata alla scuola riminese capeggiata da Pietro da Rimini.

Il cuore artistico del Quattrocento e Cinquecento fu Camerino. Nel periodo di Giulio Cesare da Varano la città conobbe il suo massimo splendore grazie ai commerci e alle arti. Qui nacque la celebre Scuola di Camerino, sviluppatasi sul finire del Trecento con artisti come Olivuccio di Ciccarello, Arcangelo di Cola, Cola di Pietro, Giovanni Angelo d’Antonio, Giovanni Boccati presenti nei musei locali e nelle chiese dei borghi come Cessapalombo, Pioraco, Valfornace, Serrapetona, Belforte del Chienti, Castelraimondo e naturalmente Camerino.

La scuola raggiunse il suo culmine con Girolamo di Giovanni, autore del ciclo pittorico a fresco della chiesa rurale di Patullo a Camerino raffigurante le Storie della Passione. Nel Cinquecento si concluse la fase più rigogliosa con lo scultore Tiburzio Vergelli, autore della statua di Papa Sisto V, ancora al centro della piazza principale.

Nel territorio maceratese si intrecciano esperienze e percorsi artistici diversi:

Tra i protagonisti del Quattrocento emerse Lorenzo d’Alessandro, capace di sintetizzare con eleganza influenze diverse. Il Polittico nella Chiesa di San Francesco a Serrapetrona è una delle opere più rappresentative del territorio, ancora capace di restituire tutta la forza narrativa e cromatica del Quattrocento marchigiano. Altre sue opere sono custodite nella Chiesa dei Santi Antonio e Francesco a Pollenza.

Tra Quattrocento e Cinquecento, botteghe e artisti itineranti animarono il territorio: Giovanni di Piermatteo Boccati a Valfornace, Serrapetrona, Belforte di Chienti, ad Appignano, nel convento di Forano, si conserva sulla facciata una meravigliosa Annunciazione attribuita da alcuni studiosi a Giacomo da Recanati, da altri a Giamobono di Corrado. A Serravalle di Chienti nella Chiesa della Madonna del Sasso lavorò Paolo da Visso. Nella Chiesa della Maestà di Urbisaglia si trovano affreschi attribuiti a Stefano Folchetti e una Sacra Conversazione di Marchisiano di Giorgio, attivo anche a Tolentino. A Serravalle di Chienti Cristoforo di Jacopo da Marcucciola affrescava un maestoso Giudizio Universale nella chiesa della Madonna del Sasso, intense immagini devozionali si diffusero nelle chiese di Sefro.

Caldarola e i De Magistris

A Caldarola, il mecenatismo del Cardinale Pallotta contribuì a sostenere e promuovere la diffusione delle arti, rafforzando il ruolo del borgo come centro culturale di riferimento. Nel Cinquecento emerse la scuola della famiglia dei De Magistris, protagonista di una produzione capillare e riconoscibile. Tra questi spicca Simone De Magistris, autore del capolavoro della Stanza del Paradiso  e di altre opere diffuse nelle chiese di Caldarola.

Le sue opere e quelle della scuola si diffusero in numerosi borghi tra cui Pieve Torina, Cessapalombo, Serravalle di Chienti, Matelica, Montecosaro, San Ginesio, Visso.

Nello stesso secolo, a Mogliano sorprende la presenza di Lorenzo Lotto, la sua Pala dell’Assunta resta ancora oggi nel luogo per cui fu pensata, offrendo un’esperienza rara. A lui si lega anche l’attività del suo allievo Durante Nobili, presente con opere nella chiesa di San Gregorio Magno. A Poggio San Vicino la chiesa dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista è decorata da Nobili e De Magistris.

Viaggiare tra queste colline significa cambiare ritmo, lasciarsi guidare dalla curiosità, entrare senza fretta. Non serve seguire un itinerario rigido: basta aprire una porta, alzare lo sguardo, fermarsi un momento in più. È così che l’arte, nelle Marche, continua a sorprendere. Sempre.

I luoghi dell’arte

Alcuni piccoli musei accolgono opere salvate dal sisma e dagli edifici diruti:

 

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