Ricettività
Ex Chiesa di Castelluccio -Progetto di restauro e valorizzazione dell'edificio - PNRR, missione 1 -"Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura" Component 3 - "Cultura 4.0 (M1.C3)- Misura 2 "Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale - Investimento 2.2" Protezione e valorizzazione dell'architettura e del paesaggio rurale"

Ex Chiesa di Castelluccio -Progetto di restauro e valorizzazione dell’edificio – PNRR, missione 1 -“Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” Component 3 – “Cultura 4.0 (M1.C3)- Misura 2 “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale – Investimento 2.2″ Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”

Ex Chiesa di Castelluccio -Contrada Appezzana - Loro Piceno (MC)

Edificio ex chiesa Castelluccio in Loro Piceno Ubicazione Toponomastica - Descrizione del luogo – Inquadramento catastale Il fabbricato è sito in Loro Piceno c/da Appezzana 96. È ubicato a kilometri 5 circa dal centro abitato del Paese a km 1+800 dalla Borgata di San Lorenzo, è facilmente raggiungibile tramite strade provinciali e comunali che hanno pavimentazione bituminosa. Si trova in ambiente rurale sulla corte di una abitazione anch’essa di rilevante valore storico. Catastalmente è individuabile al foglio n. 30 particella n. 188 al catasto terreni dell’agro di Loro Piceno. Cenni – Analisi storica Chiesa della Madonna della Congregazione di Appezzana oggi conosciuta come chiesa di Castelluccio. La chiesa, un piccolo edificio semplice ma equilibrato nelle proporzioni, sorge su un spiazzale/aia in posizione frontale rispetto all’entrata del convento (oggi ex edificio rurale). Esternamente presenta un profilo a capanna con muratura in laterizio a vista. Sulla facciata principale, al centro, è posto un bel portale in legno settecentesco con motivi a rilievo. Due piccole finestre laterali di forma quadrata completano la parte bassa della facciata. All’altezza del timpano, posizione centrale, è posta una pietra bianca (gessite), sulla quale è inciso un simbolo rappresentante il frutto del melograno spaccato e sormontato da una croce. Stando alla data incisa sotto il simbolo, 1838, si viene a conoscenza che l’edificio di inconfutabile stile Barocco, avrebbe subito nel corso del tempo dei restauri, l’ultimo dei quali avvenuto proprio nei primi anni del XIX sec. Dal tetto si erge il campanile a vela di modeste dimensioni, danneggiato dagli eventi sismici del 2016 ma restaurato. Nel complesso l’architettura dei fronti è uniformata a grande semplicità ma di indubbio effetto, realizzazione in stile tardo Barocco. La planimetria dell’edificio si sviluppa su un’unica navata di forma rettangolare alla quale attacca lateralmente la piccola sagrestia. Il soffitto, costruito con false volte a crociere (carmorcanna) tipiche del periodo barocco arricchito con stucchi bianchi, nobilita l’interno di questa, che un tempo forse era una chiesa molto modesta. Nel piccolo presbiterio, centrale, incorniciata da stucchi, era collocata la pala d’altare presente fino all’ultimo terremoto del 2016, realizzata su tela e raffigurante la traslazione di San Giuseppe. L’autore, per ora ignoto, nato a Venezia il 19 ottobre 1682 e morto sempre a Venezia il 24 marzo 1833. In quest’opera la figura centrale è proprio quella dell’anziano falegname San Giuseppe attorniato dal figlio di Dio, Gesù, il quale sorregge il capo del padre morente e da Maria, madre di Dio, intenta nella preghiera. L’altare addossato alla parete dell’abside ci fa capire che la chiesa non ha avuto adeguamenti a seguito del Concilio Vaticano II avvenuto negli anni sessanta del secolo scorso, quando la chiesa era già da tempo sconsacrata ed adibita a rimessa agricola. Oltre al ciclo della Via Crucis, due quadri ad olio arricchivano le pareti laterali della chiesa: un San Vincenzo Ferreri di buona fattura e un Sant’Antonio da Padova, entrambe dipinti su tela. Il melograno è un frutto dai molteplici significati: simbolo della chiesa, della collettività, della produttività, della religione cristiana. Rappresenta in questo caso la città di Granada, città fortemente legata alla Confraternita dei Fatebenefratelli, fondata sull’esempio del mendicante Juan Ciudad, meglio conosciuto con il nome di San Giovanni di Dio. La Congregazione dei Fatebenefratelli è riconosciuta come primo ordine nella storia ad occuparsi esclusivamente all’assistenza dei malati. Non nasce come ordine religioso, ma come insieme di laici operosi nella carità. Fu proprio il giovane mendicante Juan Ciudad a costruire il rimo ospedale nella città spagnola di Granada nel mese di agosto del 1539, con soli 46 posti letto, dividendo i malati in categorie e aprendo degli alloggi destinati ad accogliere i poveri senza tetto. Il suo ospedale era aperto a tutti e i mezzi per aiutare i poveri provenivano esclusivamente dalle offerte dei benefattori, da qui il motto “Fate bene, fratelli, a voi stessi”. Cesare Lombrosco medico italiano, antropologo, filosofo, giurista e criminologo definì San Giovanni di Dio il fondatore dell’ospedale moderno. Dopo la sua morte avvenuta nel 1550 fu avviato un processo di beatificazione come “uomo che ha consacrato la sua vita al servizio dei fratelli più bisognosi”. Nel 1586 la Congregazione divine ufficialmente ordine religioso approvato dal Papa Sisto V. in Italia la prima casa ospedale venne costruita a Roma nell’isola Tiberina (1570) e tra Spagna ed Italia si moltiplicarono i conventi-ospedali molto rapidamente. Il convento-ospedale dei Fatebenefratelli di Loro Piceno In contrada Appezzana, anche se mai menzionato dagli storici locali, possiamo trovare ancora i segni tangibili di quello che un tempo non era solo un semplice convento rurale, ma un piccolo convento-ospedale. Costruito dopo l’acquisizione da parte del comune di Loro Piceno delle porzioni di terreno di San Lorenzo e di Appezzana, lo stesso simbolo, presente nella chiesa vicina, capeggia anche sopra l’arco dell’entrata del portale del convento, questa volta però creato su una superficie sagomata in laterizio. L’intera struttura venne edificata a ridosso dell’antica strada detta del Salzaro che collegava i centri medievali del maceratese con quelli dell’ascolano. Il convento venne costruito in due differenti fasi e tra la fine del 1600 fino al 1838 la struttura venne ampliata e resa in stile barocco. Attualmente parte del complesso strutturale, di proprietà privata, versa in pessime condizioni. Il terremoto del 1997 e poi l’ultimo del 2016 hanno reso l’intera struttura inagibile anche se la cura di alcune stanze è ancora perfettamente leggibile. Progetto di recupero I lavori di restauro e risanamento conservativo della sola chiesa del Castelluccio sono iniziati nel 2023 sono stati ultimati nel 2025 con ottimi risultati proprio sotto il profilo del ripristino della vecchia architettura del manufatto dal quale sono statti tolti gli accessori agricoli addossati ad esso su entrambi i lati lunghi, nel dopoguerra (1965 circa). L’edificio, nonostante tutto, nelle parti integre è apprezzabile per la sua velata bellezza architettonica.

Comune
Loro Piceno
Indirizzo
Contrada Appezzana - Loro Piceno (MC)
Telefono
Array
Top