Museo Archeologico Statale
Il Museo Archeologico, nel cuore del paese, si articola su due piani e custodisce i reperti provenienti dall’antica Urbs Salvia, in passato esposti al Museo Archeologico di Ancona.
Il piano terra ospita un pregevole manufatto che costituisce un unicum del piceno romano: un cratere neoattico, vale a dire un vaso di ragguardevoli dimensioni in marmo greco (pentelico), decorato a bassorilievo da due gruppi di tre figure femminili, interpretate come ninfe, che eseguono una danza processionale. Tale vaso, rinvenuto durante gli scavi condotti dall’Università di Macerata negli anni 2005-2006, risale ad età augustea e, con ogni probabilità, costituiva un oggetto lussuoso di arredo di qualche complesso residenziale dell’antica Urbs Salvia. Sullo sfondo si staglia un acquarello della città romana, eseguito da J.C. Golvin, con la rappresentazione ipotetica della città in cui sono inseriti anche i principali monumenti pubblici conservati. Gli spazi ulteriori ospitano due tegole dipinte rinvenute durante la prima esplorazione del condotto dell’acquedotto romano avvenuta nel 1854; presenti anche un piccolo altare votivo in calcare, ed un busto di togato frammentario. In un piccolo ambiente dedicato al principale tempio urbano, il Tempio della Salus Augusta, si incontrano due capitelli corinzi provenienti dall’area del complesso santuariale. La sala infine accoglie alcune vetrine a carattere temporaneo che espongono materiali significativi per la conoscenza e l’approfondimento di alcuni aspetti particolari della vita quotidiana della colonia di Urbs Salvia. Il primo piano raccoglie frammenti di decorazioni architettoniche provenienti dai principali edifici pubblici dell’area urbana, alcuni bolli laterizi di M. Attius Fabatus indicanti un’officina di proprietà del santuario della dea Salus e una riproduzione fotografica degli affreschi del Criptoportico. Seguono due omphaloi cioè due reperti a forma di calotta emisferica in cui sono raffigurati a bassorilievo simboli che rimandano al culto apollineo. Nella stessa sala sono anche conservati frammenti di Fasti consulares e un frammento di Fasti triumphales. A proposito di questi ultimi è degno di nota il fatto che Urbs Salvia sia l’unica città in tutto l’impero romano, all’infuori di Roma, a restituirci un esemplare. Passato il corridoio, dedicato all’instrumentum domesticum, si arriva agli ambienti dedicati al teatro, dove spiccano due statuette di Eroti alati acefali, una testa classicistica di Apollo e, soprattutto, due statue acefale, un togato e una figura femminile panneggiata. L’ultimo corridoio ospita le due epigrafi monumentali rinvenute nell’anfiteatro che forniscono interessanti notizie sulla sua storia, come il nome di chi lo fece costruire, Lucio Flavio Silva Nonio Basso, e il numero di spettatori che riusciva a contenere, 5150. Curiosità Una collezione privata di Urbisaglia ospita una porzione di un’importante lapide dedicata a Caio Fufio Gemino trovata nel Teatro romano nel 1955 che data la costruzione del monumento a prima del 23 d.C. Un’altra parte della stessa lapide è murata nella parete esterna dell’abside della chiesa parrocchiale di Montefano (MC): la scoperta della relazione tra i due frammenti si deve a Lidio Gasperini, docente di Epigrafia, alla fine degli anni 80. Manca ancora all’appello la porzione centrale.