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I musei più curiosi della provincia di Macerata

Ogni museo custodisce qualcosa di prezioso. A volte un capolavoro, altre una memoria, altre ancora una collezione insolita che riesce a raccontare un territorio meglio di qualsiasi guida. È questo il senso più autentico della Giornata Mondiale dei Musei, promossa da ICOM, che per il 2026 lancia il tema “Musei che uniscono un mondo diviso“. Un invito a considerare i musei non solo come luoghi di conservazione, ma come spazi vivi dove storie, persone e culture si incontrano. Proprio così i musei diventano ponti: custodiscono identità locali, ma parlano un linguaggio universale fatto di curiosità, memoria e scoperta.

La provincia di Macerata, lontana dai grandi circuiti museali metropolitani, sorprende proprio per questo: qui esistono musei capaci di raccontare mondi inattesi, spesso nati da passioni visionarie, tradizioni artigiane o storie profondamente radicate nel territorio. E se i musei d’arte non mancano, quelli che seguono sono i più curiosi, eccentrici e inaspettati: luoghi piccoli nelle dimensioni, ma enormi nella capacità di stupire.

Il Museo dei Musi Tinti di Apiro

Ad Apiro c’è un museo che già dal nome incuriosisce: il Museo dei Musi Tinti. Nella frazione di Frontale, ai piedi del Monte San Vicino, racconta la vita dei carbonai che per anni hanno lavorato nei boschi dell’Appennino marchigiano. Tra fotografie, strumenti originali e la ricostruzione di una carbonaia, il museo custodisce la memoria di un mestiere duro e quasi scomparso.

Il Museo del Giardino delle farfalle di Cessapalombo

Nel cuore dei Sibillini, un piccolo universo colorato ha sede a Cessapalombo: il Giardino delle Farfalle. Qui la biodiversità si trasforma in esperienza visiva e didattica, tra collezioni entomologiche, specie rare e percorsi che avvicinano grandi e bambini alla meraviglia del mondo naturale.

Le macchine parlanti di Petriolo

A Petriolo il protagonista è il suono. Il Museo delle Macchine Parlanti accompagna i visitatori in un viaggio nella storia dell’audio e della comunicazione sonora: grammofoni, fonografi, radio d’epoca e dispositivi che sembrano usciti da un laboratorio di invenzioni del Novecento. Un posto che accende nostalgia e curiosità insieme.

Il mito della Vespa a Pollenza

A Pollenza la passione per le due ruote incontra il design italiano con il Museo della Vespa. Non solo scooter iconici, ma un racconto che attraversa costume, libertà e immaginario collettivo. Perché la Vespa è molto più di un mezzo di trasporto: è un simbolo di stile e di viaggio.

Fossili e creature antiche a Serravalle di Chienti

Tra montagne e altopiani, Serravalle di Chienti custodisce un sorprendente patrimonio paleontologico. Il Museo Paleontologico racconta un passato remoto in cui queste terre erano laghi e paludi popolati da grandi animali preistorici, tra i più importanti in Italia per il Pleistocene. Tra i reperti spiccano resti di ippopotami e mammuth, testimoni di un paesaggio completamente diverso da quello attuale.

Pioraco e l’arte della carta

A Pioraco la carta non è solo un materiale, ma una tradizione identitaria. Il Museo della Carta e della Filigrana racconta una storia artigiana secolare fatta di acqua, fibre e lavorazioni manuali che hanno reso celebre il borgo ben oltre i confini marchigiani. Qui si scopre come un oggetto quotidiano possa custodire secoli di sapere.

Il Museo della Nostra Terra a Pieve Torina

A Pieve Torina il Museo della Nostra Terra raccoglie memorie di civiltà contadina, mestieri e vita quotidiana dell’entroterra appenninico. Arredi, utensili, fotografie e ambientazioni restituiscono il ritmo di una comunità che ha costruito il proprio rapporto con la montagna attraverso lavoro, ingegno e resilienza.

Le Terre Artigiane di Mogliano

A Mogliano il Museo delle Terre Artigiane celebrano il saper fare marchigiano. Un percorso tra manifattura, tradizioni produttive e cultura materiale che racconta quanto l’artigianato sia stato – e continui a essere – parte dell’identità e dell’economica del territorio.

Il Museo dell’Arte Ceramica ad Appignano

Ad Appignano la ceramica è parte dell’identità del borgo. Il MArC – Museo dell’Arte Ceramica racconta una tradizione secolare fatta di fornaci, vasai e “cocce”, gli antichi manufatti in terracotta che hanno reso celebre il paese. Tra reperti archeologici, strumenti di lavoro e creazioni artistiche, accompagna in un viaggio dove artigianato e memoria si intrecciano ancora oggi.

Luoghi che parlano

La provincia di Macerata è un museo diffuso: borghi, paesaggi e memorie che formano un racconto stratificato nel tempo, da esplorare con lentezza, seguendo strade secondarie, fermandosi dove non era previsto.

Luoghi nati da storie vissute, da passioni custodite, da una comunità che sente il bisogno di raccontarsi e di rendere partecipi gli altri del proprio patrimonio di gesti e identità. Spazi capaci di accorciare distanze e far dialogare storie diverse attraverso la memoria e la curiosità.

Visitarli significa cambiare passo: sintonizzarsi sul genius loci, quella presenza silenziosa che ogni posto autentico conserva e che si rivela solo a chi ha la pazienza di ascoltare. Perché certi luoghi continuano a parlare anche quando la visita è finita.

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Itinerari tra i borghi maceratesi

Apiro 


Appignano


Caldarola


Camerino


Camporotondo di Fiastrone


Cessapalombo


Fiuminata


Gualdo


Mogliano


Monte Cavallo


Petriolo


Pieve Torina


Pioraco


Poggio San Vicino


Pollenza


Ripe San Ginesio


Sefro


Serrapetrona


Serravalle di Chienti 


Urbisaglia


Valfornace

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Esperienze da vivere – Maggio e Giugno 2026

Entra in una fabbrica di liquori, impara a cucinare con lo zafferano, osserva gli animali selvatici con una guida naturalistica. Tra le colline maceratesi non si è mai semplici spettatori, qui ci si ferma, si impara, si torna a casa diversi.
I borghi sono ricchi di esperienze autentiche da vivere insieme a chi quei territori li conosce bene e li abita ogni giorno.
Ecco una selezione di esperienze da prenotare, per chi vuole portare a casa qualcosa di più di una semplice fotografia.


Esperienze a Valfornace


bottiglia di varnelli con a finaco una tazzina di caffè

Date: 24 Maggio 2026

Un viaggio nel cuore di uno dei prodotti più identitari del territorio. Si entra negli spazi produttivi per scoprire una tradizione che continua a evolversi. Poi si passa all’assaggio: note aromatiche che raccontano erbe, tempo e sapere artigianale.
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Esperienze a Camporotondo di Fiastrone


stimmi di zafferano essiccati

Date: 9 e 23 Maggio 2026

Per chi ama i sapori autentici, l’esperienza racconta una delle spezie più preziose al mondo attraverso un laboratorio pratico: si cucina, si assaggia, si scopre. E sì, si impastano anche biscotti allo zafferano.
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foglie e fiori erbe spontanee su un tavolo

Date: Sabato e Domenica di Maggio e Giugno 2026

Più selvatico e sensoriale è Profumi della terra, un’esperienza tra campi e sentieri per riconoscere, raccogliere e utilizzare le erbe spontanee. Non è una semplice passeggiata, è un modo per riattivare i sensi e riscoprire un sapere antico.
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pappagalli

Date: 17,23, 24, 30 Maggio

Sorprendente è l’esperienza organizzata da Gli Avicoli di Colvenale, tra natura e piume, per osservare il mondo degli uccelli e le loro migrazioni.  Un modo diverso per vivere la natura e i suoi piccoli segreti.
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Esperienze a Sefro


scultura di legno nel bosco incantato di Sefro

Date: Sabato e Domenica di Maggio e Giugno 2026

Il bosco cambia volto ogni volta che lo attraversi. Il Bosco Parlante è un’esperienza di educazione ambientale e immaginazione che si rinnova a ogni appuntamento, con attività sempre diverse pensate per coinvolgere grandi e piccoli con percorsi fatti di giochi, racconti e meraviglia.
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fiume con una canna da pesca

Date: Sabato e Domenica di Maggio e Giugno 2026

Un’immersione nella vita del fiume: dalla visita alla troticoltura locale ai sapori del territorio, fino a un pomeriggio da vivere come preferisci, tra pesca sportiva e relax sulle sponde del laghetto. Ognuno trova il proprio ritmo.
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Suoni jazz tra borghi e colline

Il 30 aprile il mondo celebra l’International Jazz Day, la giornata istituita dall’UNESCO nel 2011 su iniziativa di Herbie Hancock per promuovere il jazz come linguaggio universale di dialogo, incontro e scambio tra culture. Una ricorrenza che nelle colline maceratesi trova un significato speciale, perché qui il jazz è una presenza radicata che attraversa città d’arte, borghi storici e paesaggi collinari.

Tra festival, rassegne, scuole di musica e associazioni culturali, la musica jazz continua anno dopo anno a diffondersi grazie a una rete viva capace di unire tradizione, ricerca e nuove generazioni.

Il cuore jazz dell’entroterra

Tra i centri più dinamici spicca Camerino, dove il jazz è presenza costante.  Il nome che rende Camerino un punto di riferimento nazionale è quello di Massimo Urbani (1957–1993), tra i sassofonisti più brillanti d’Italia, a cui la città dedica un concorso internazionale. Il Premio Massimo Urbani, è uno dei più importanti concorsi italiani dedicati ai giovani talenti del jazz. Un osservatorio privilegiato sulle nuove generazioni, capace negli anni di intercettare alcuni dei musicisti più interessanti della scena musicale.

Di grande rilievo è la Stagione Concertistica della Gioventù Musicale d’Italia, tra le più longeve del Paese, giunta alla 56ª edizione. L’associazione promotrice, parte della rete internazionale Jeunesses Musicales International presente in circa cinquanta Paesi, promuove da sempre la diffusione della musica tra i giovani, attraversando generi e linguaggi: dalla classica al jazz, dal folk alla musica etnica fino alle espressioni contemporanee.

Camerino ospita inoltre rassegne come Camerino Festival e Tutto Musica, dedicata ai più giovani, confermandosi una città in cui la musica è parte integrante della vita culturale quotidiana.

Un ruolo decisivo è svolto anche dalle associazioni del territorio, come MusiCamDo APS, Adesso Musica e la stessa Fondazione Gioventù Musicale Italia, insieme a luoghi simbolici come l’Accademia della Musica “Franco Corelli”, veri motori della vivacità musicale locale.

Jazz nei borghi

Fuori dai centri maggiori, i piccoli paesi dimostrano quanto il jazz sappia dialogare con luoghi inattesi.

Con la rassegna Borghi in Jazz la musica si diffonde nei centri storici dell’entroterra, trasformando piazze e scorci medievali in palcoscenici a cielo aperto. Negli anni il festival ha coinvolto numerosi comuni della provincia di Macerata, tra cui Caldarola, Cessapalombo, Serrapetrona, Pollenza, Colmurano, Ripe San Ginesio, San Ginesio, Loro Piceno, Sarnano, Tolentino e Castelraimondo, costruendo una vera mappa del jazz tra colline e borghi.

Serrapetrona ospita inoltre appuntamenti di grande fascino come il Festival d’estate a Palazzo Claudi, dove il valore architettonico del luogo incontra la musica dal vivo.

Gli eventi dell’International Jazz Day 2026

Per celebrare la ricorrenza l’associazione MusiCamDo Jazz propone una rassegna diffusa dal 28 al 30 aprile con tre appuntamenti tra Camerino, Tolentino e Macerata.

Il 28 aprile all’Accademia ABF “Franco Corelli” di Camerino, Lorenzo Scipioni presenta How do you turn this on, progetto tra jazz contemporaneo, pop rock e new wave.

Il 29 aprile all’Istituto Musicale “N. Vaccaj” di Tolentino va in scena La storia del sassofono nel jazz. Da Sidney Bechet a Michael Brecker, con Stefano Conforti e il suo ensemble.

Il 30 aprile gran finale a Macerata, nella Sala Cesanelli / Sferisterio, con Lisa canta Ornella, omaggio a Ornella Vanoni tra jazz, bossa nova e canzone d’autore.

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L’arte tra le colline maceratesi

Il modo più autentico per vivere l’arte non è rincorrerla nei grandi musei delle capitali, ma cercarla dove è nata. Nel cuore delle Marche, tra colline e borghi, si estende uno dei patrimoni artistici più sorprendenti e meno raccontati d’Italia. Un paesaggio culturale costruito nei secoli da pittori, scultori, architetti e artigiani, dove l’arte non è mai stata separata dalla vita, ma parte del quotidiano.

È tra Quattrocento e Cinquecento che questo territorio visse una delle sue stagioni più fertili: un periodo in cui la pittura si diffuse capillarmente, raggiungendo anche i centri più piccoli. Qui nacquero scuole, si formarono maestranze, si sviluppò un linguaggio artistico riconoscibile, capace di unire influenze esterne e identità locale. Basta entrare in chiese, palazzi e piccoli musei per ritrovare tracce di quella stagione, opere che invitano a essere scoperte, passo dopo passo.

Il 15 aprile, Giornata Mondiale dell’Arte, è il momento giusto per un viaggio tra questi luoghi.

Camerino e le rotte dell’arte tra Quattrocento e Cinquecento

Prima che il Rinascimento attecchisse nell’entroterra marchigiano, la pittura parlava ancora il linguaggio del tardogotico. A San Severino Marche i fratelli Salimbeni firmavano cicli raffinati, mentre ad Apiro nella chiesa della Madonna della Misericordia gli affreschi di Ottaviano Nelli portarono tra queste colline l’eco delle corti umbre. A Tolentino la decorazione del Cappellone della Chiesa di San Nicola fu affidata alla scuola riminese capeggiata da Pietro da Rimini.

Il cuore artistico del Quattrocento e Cinquecento fu Camerino. Nel periodo di Giulio Cesare da Varano la città conobbe il suo massimo splendore grazie ai commerci e alle arti. Qui nacque la celebre Scuola di Camerino, sviluppatasi sul finire del Trecento con artisti come Olivuccio di Ciccarello, Arcangelo di Cola, Cola di Pietro, Giovanni Angelo d’Antonio, Giovanni Boccati presenti nei musei locali e nelle chiese dei borghi come Cessapalombo, Pioraco, Valfornace, Serrapetona, Belforte del Chienti, Castelraimondo e naturalmente Camerino.

La scuola raggiunse il suo culmine con Girolamo di Giovanni, autore del ciclo pittorico a fresco della chiesa rurale di Patullo a Camerino raffigurante le Storie della Passione. Nel Cinquecento si concluse la fase più rigogliosa con lo scultore Tiburzio Vergelli, autore della statua di Papa Sisto V, ancora al centro della piazza principale.

Nel territorio maceratese si intrecciano esperienze e percorsi artistici diversi:

Tra i protagonisti del Quattrocento emerse Lorenzo d’Alessandro, capace di sintetizzare con eleganza influenze diverse. Il Polittico nella Chiesa di San Francesco a Serrapetrona è una delle opere più rappresentative del territorio, ancora capace di restituire tutta la forza narrativa e cromatica del Quattrocento marchigiano. Altre sue opere sono custodite nella Chiesa dei Santi Antonio e Francesco a Pollenza.

Tra Quattrocento e Cinquecento, botteghe e artisti itineranti animarono il territorio: Giovanni di Piermatteo Boccati a Valfornace, Serrapetrona, Belforte di Chienti, ad Appignano, nel convento di Forano, si conserva sulla facciata una meravigliosa Annunciazione attribuita da alcuni studiosi a Giacomo da Recanati, da altri a Giamobono di Corrado. A Serravalle di Chienti nella Chiesa della Madonna del Sasso lavorò Paolo da Visso. Nella Chiesa della Maestà di Urbisaglia si trovano affreschi attribuiti a Stefano Folchetti e una Sacra Conversazione di Marchisiano di Giorgio, attivo anche a Tolentino. A Serravalle di Chienti Cristoforo di Jacopo da Marcucciola affrescava un maestoso Giudizio Universale nella chiesa della Madonna del Sasso, intense immagini devozionali si diffusero nelle chiese di Sefro.

Caldarola e i De Magistris

A Caldarola, il mecenatismo del Cardinale Pallotta contribuì a sostenere e promuovere la diffusione delle arti, rafforzando il ruolo del borgo come centro culturale di riferimento. Nel Cinquecento emerse la scuola della famiglia dei De Magistris, protagonista di una produzione capillare e riconoscibile. Tra questi spicca Simone De Magistris, autore del capolavoro della Stanza del Paradiso  e di altre opere diffuse nelle chiese di Caldarola.

Le sue opere e quelle della scuola si diffusero in numerosi borghi tra cui Pieve Torina, Cessapalombo, Serravalle di Chienti, Matelica, Montecosaro, San Ginesio, Visso.

Nello stesso secolo, a Mogliano sorprende la presenza di Lorenzo Lotto, la sua Pala dell’Assunta resta ancora oggi nel luogo per cui fu pensata, offrendo un’esperienza rara. A lui si lega anche l’attività del suo allievo Durante Nobili, presente con opere nella chiesa di San Gregorio Magno. A Poggio San Vicino la chiesa dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista è decorata da Nobili e De Magistris.

Viaggiare tra queste colline significa cambiare ritmo, lasciarsi guidare dalla curiosità, entrare senza fretta. Non serve seguire un itinerario rigido: basta aprire una porta, alzare lo sguardo, fermarsi un momento in più. È così che l’arte, nelle Marche, continua a sorprendere. Sempre.

I luoghi dell’arte

Alcuni piccoli musei accolgono opere salvate dal sisma e dagli edifici diruti:

 

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Riti, sapori e natura: la Pasqua nel Maceratese

Sono i giorni più densi dell’anno, fatti di emozioni e atmosfere che cambiano da un giorno all’altro. Si passa dall’austerità del Venerdì Santo alla gioia della domenica di Pasqua, fino a tuffarsi nella leggerezza della Pasquetta. In mezzo, una trama di gesti antichi che le famiglie ripetono da generazione a generazione, senza troppe spiegazioni.

Passi lenti, devozione antica

Il giorno più intenso è il Venerdì. Le campane restano mute, la vita quotidiana si ferma. Nei borghi della provincia iniziano i preparativi: le statue lignee, la bara del Cristo Morto, le vesti delle confraternite, le fiaccole. La sera, la banda intona la marcia funebre e le processioni si avviano percorrendo le strade punteggiate dalle stazioni della Via Crucis. Questo accade a Caldarola, Gualdo, Serrapetrona, Pioraco, Appignano, Macerata, Porto Recanati. Da decenni gli stessi passi lenti, la stessa devozione.

In altri borghi la Passione non si commemora soltanto, si rappresenta. Su tutti spiccano Mogliano, Macerata, Tolentino dove la rievocazione è diventata un appuntamento imprescindibile.

Il tempo della rinascita

Con la domenica di Pasqua cambia tutto. Dopo il silenzio le campane tornano a suonare e sciolgono l’attesa, le piazze si riempiono, le famiglie si ritrovano.

È il momento della festa, ma anche dei riti domestici. La colazione pasquale e il pranzo sanciscono la fine della Quaresima, sulla tavola tornano piatti ricchi — frittate, salumi, pizze di formaggio, pasta ripiena, agnello, ciambelle e colombe — piatti che raccontano una cultura antica che celebra la fine dell’inverno e il ritorno dell’abbondanza. L’uovo, in particolare, resta uno dei simboli più antichi e universali, vita che rinasce, ciclo che si rinnova.

Pasquetta all’aria aperta

Il Lunedì dell’Angelo segna il passaggio definitivo verso la festa all’aria aperta. È il giorno delle escursioni, dei pic-nic, dei giochi e delle tavolate tra amici.

Nel maceratese, questo si traduce in una scoperta del territorio: dai prati ai piedi dei Monti Sibillini ai parchi urbani, dai laghi alle aree attrezzate nei borghi. Paesaggi, prodotti locali ed eventi organizzati dai comuni, tutto invita a vivere la provincia in modo autentico.

Ecco gli appuntamenti.

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La poesia abbraccia le colline maceratesi

La primavera risveglia la natura e accende la poesia. Il 21 marzo si celebra la Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’UNESCO per promuovere le arti letterarie in tutto il mondo.

Nella provincia di Macerata la poesia è un tratto identitario. Dai Monti Sibillini alle colline dell’entroterra maceratese, fino al Mare Adriatico, ogni scorcio custodisce un verso, un’immagine, una suggestione. È un territorio che invita a rallentare, ad ascoltare, a lasciarsi attraversare dalla bellezza. Lo stesso che da secoli nutre la parola dei poeti e l’immaginario degli artisti.

Tra le voci più alte spicca Giacomo Leopardi capace di trasformare il paesaggio marchigiano in uno specchio profondo dell’esistenza. Accanto a lui, la provincia si esprime in una trama di autori che costantemente hanno raccontato questi luoghi.

Nel Novecento e oltre, il legame resta saldo e il territorio dona nomi importanti alla poesia italiana.

A Camerino nasce Ugo Betti, drammaturgo e poeta, la cui penna esplora i sentimenti e trasforma i luoghi dell’infanzia in strumenti per riflettere sull’esistenza. Remo Pagnanelli, a Macerata, e Libero Bigiaretti, a Matelica, si affermano come due tra le voci più intense e significative della poesia del Novecento. Civitanova Marche accoglie Antonio Santori, considerato uno dei poeti più talentuosi della sua generazione. A Camporotondo di Fiastrone, Tullio Colsalvatico evoca, con i suoi versi, il legame profondo tra spiritualità e natura.

Sogna ancora il villaggio sui gomiti
del fiume; dalla luce
sospinte, le colline ascendono
al loro verde; il fumo dei camini
orma il silenzio della valle; il vento
scioglie i boschi; sull’arco dell’aurora
cantano gli uccelli
solo per l’innocenza del creato.    (Tullio Colsalvatico)

Anche la poesia dialettale conserva un ruolo centrale. A Petriolo ricordiamo Giovanni Ginobili, etnologo, musicologo e poeta, uno dei più attivi folkloristi italiani, impegnato nella raccolta delle tradizioni popolari locali.

A Monte Cavallo emerge Vivaldo Grasselli, poeta-pastore che racconta la vita dei monti e dei campi con ironia e profondità, restituendo uno spaccato sincero di un mondo in trasformazione.

Oggi la poesia continua a vivere nelle voci contemporanee e attraverso gli eventi dedicati: Macerata celebra Remo Paganelli con un convegno; ad Appignano i versi si fondono con un evento per la festa del papà; Petriolo omaggia il poeta Mario Affede con una commedia dialettale.

La Giornata Mondiale della Poesia diventa così un’occasione per leggere il territorio attraverso i versi di chi lo ha interpretato e continua a farlo. Un patrimonio poetico diffuso, che attraversa borghi, colline e comunità, donando alla provincia di Macerata una voce viva, calda e riconoscibile.

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Donne che illuminano la provincia di Macerata

La Giornata internazionale della donna affonda le radici all’inizio del Novecento, dalle lotte dei movimenti dei lavoratori in Nord America e in Europa. La prima celebrazione si svolse negli Stati Uniti il 28 febbraio 1909 in onore dello sciopero delle operaie del settore tessile, che protestavano per migliori condizioni di lavoro. Nel 1975 le Nazioni Unite hanno ufficialmente riconosciuto l’8 marzo come giornata internazionale dedicata ai diritti delle donne e alla parità di genere.

Donne che hanno lasciato il segno

Molte donne, di tutte le epoche, hanno lasciato tracce luminose nella storia, nella cultura e nella vita della provincia di Macerata. Dalla poesia raffinata di Costanza da Varano di Camerino alla voce straordinaria dei soprani Anita Cerquetti di Montecosaro, Dolores Prato di Treia e Francisca Solari, vissuta a Civitanova Marche. Hanno raccontato il mondo con arte e creatività la viaggiatrice e letterata Margherita Sparapani, la pittrice Iride Pacella di Pollenza, l’illustratrice Maria Ciccotti di Valfornace e la ceramista Mimma De Ciancanella di Appignano. La scrittura e l’impegno civile vivono nelle pagine di Maria Teresa di Lascia, politica e scrittrice nata a Fiuminata, e nell’attività giornalistica di Maria Grazia Capulli di Macerata. Il coraggio nella lotta per la libertà resta affidato alla memoria delle partigiane Jader Pojaghi e Maria Assunta Lorenzoni.

Il valore di tutte le donne

Accanto ai nomi celebri, non meno importanti restano le figure preziose per il territorio, come Maria Cortesi, storica levatrice di Valfornace, che per anni ha accompagnato la nascita di intere generazioni, a cui il suo paese dedica un ponte. Così come le donne di Poggio San Vicino che durante la Seconda guerra mondiale sostennero con forza e solidarietà la vita della comunità, il paese ha voluto dedicar loro una piazza.

La loro memoria ci ricorda qualcosa di più grande: la storia non è fatta solo di nomi celebri, ma anche delle donne che ogni giorno tengono insieme comunità, famiglie, lavoro e relazioni. Di chi, nelle piccole realtà, è un punto di riferimento silenzioso, di chi studia, cura, insegna, crea e resiste.

Eventi in provincia di Macerata

In provincia di Macerata la Giornata internazionale della donna si celebra con eventi che uniscono arte, musica e cultura. Ad Appignano Voci di donne, a Caldarola Le Donne della Musica, a Camerino Aria di Musica. A Macerata Sguardi di donna, a Montecosaro Generazioni, a Tolentino Non solo l’8 marzo. Mostre e spettacoli completano il calendario: Feminae a Urbisaglia, concerti e sport a Civitanova Marche, musica, arte e memoria a San Severino Marche.

Un itinerario di iniziative che celebra il mondo femminile in tutte le sue sfumature.

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La forza discreta delle piante spontanee

Il 3 marzo si celebra il Wildlife Day, la Giornata Mondiale della Fauna e Flora Selvatica, un’occasione per riflettere sull’importanza di proteggere piante, animali e habitat naturali. Il tema 2026, Piante aromatiche e medicinali: salute, tradizione e comunità, mette in luce il ruolo delle piante nella salute, nella cultura e nei mezzi di sussistenza locali. Queste piante entrano nelle cure naturali antiche e moderne, negli alimenti, nei cosmetici e in altri prodotti, diventando un patrimonio culturale da tutelare.

Flora rara e tesori aromatici

Nei boschi e nei prati marchigiani crescono piante selvatiche dalle fioriture spettacolari: narcisi, peonie, asfodeli, campanule e primule colorano i prati, mentre le orchidee selvatiche rendono unica ogni passeggiata primaverile. Accanto a queste meraviglie, le piante aromatiche e officinali custodiscono conoscenze antiche. Genziana, artemisia, timo, elicriso, iperico, ginepro, ruta, cardo mariano, melissa e malva crescono spontanee, portando con sé virtù curative e saperi tradizionali.

Parchi e riserve da scoprire

Il territorio offre scenari unici per osservare le erbe officinali nel loro habitat: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini con boschi e praterie, la Riserva Naturale Abbadia di Fiastra con specie aromatiche legate alla vita monastica, la Riserva di Monte San Vicino e Canfaito con faggete e pascoli ricchi di biodiversità, l’Oasi di Monte Fietone e Cesure, quella del Lago di Polverina e quella di San Vito-Arcofiato, veri laboratori naturali per osservare e studiare la flora locale.

Luoghi simbolo per fiori ed erbe

Il territorio della provincia di Macerata ospita anche realtà dedicate alle piante officinali. L’Orto Botanico “Carmela Cortini” di Camerino conserva oltre mille specie. Il Giardino delle Farfalle di Cessapalombo trasforma 12.000 mq in un richiamo per insetti impollinatori. Il Giardino delle Api di Valfornace sostiene con i fiori le comunità di api locali. Tra i custodi del sapere botanico va ricordato Girolamo Varnelli, che nel 1868 fondò la Distilleria Varnelli. Egli era un erborista, profondo conoscitore delle erbe officinali del territorio e delle tradizioni monastiche. Da questa conoscenza trasse ispirazione per numerose ricette di distillati e amari, tra cui l’Amaro Sibilla. Il liquore nacque inizialmente come antimalarico e antifebbrile grazie all’alto contenuto di genziana lutea, china e molte altre piante officinali.

Ogni fiore e ogni radice delle officinali maceratesi custodisce un sapere antico. Proteggere queste aree significa salvaguardare identità, benessere e futuro.

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Giornata Mondiale dei Legumi – tra i borghi maceratesi alla scoperta della biodiversità

Il 10 febbraio si celebra la Giornata Mondiale dei Legumi (World Pulses Day), istituita nel 2018 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite su impulso della FAO. Una ricorrenza nata per valorizzare i legumi come alleati preziosi della salute e dell’ambiente. Nutrienti e versatili, contribuiscono a una dieta equilibrata, migliorano la fertilità dei suoli, richiedono poche risorse e custodiscono una straordinaria ricchezza di biodiversità agricola.

In provincia di Macerata, questo messaggio risuona con particolare forza. Qui i legumi fanno parte, da secoli, dell’alimentazione quotidiana e delle pratiche rurali.

Le valli, le colline e i monti maceratesi custodiscono una costellazione di biodiversità, con numerosi riconoscimenti dedicati proprio ai legumi. Questi preziosi semi vengono coltivati in piccoli appezzamenti, dove agricoltori custodi preservano saperi e sapori lontani dall’omologazione.

In viaggio tra la biodiversità della provincia di Macerata

Ad Appignano, la De.Co. dedicata ai legumi tutela un patrimonio agricolo articolato: Cece Quercia, Fagiolo Solfì, Fagiolo Occhio di Luna, Lenticchia e Roveja convivono nei campi e nelle cucine del borgo. Ogni anno questa ricchezza prende vita con Leguminaria, manifestazione che trasforma il centro storico in un percorso di assaggi e tradizione.

Salendo verso l’Appennino si scoprono piccoli tesori di biodiversità. Le frazioni di Fiuminata coltivano il Fagiolo di Laverino, ora Presidio Slow Food: seme bianco e buccia sottilissima. Accanto a lui resistono varietà locali come il Fagiolo cannellino coltivato a Pontile, la Lenticchia variegata e il Cece rugoso, espressione di un’agricoltura di montagna essenziale e resiliente.

Nelle aree di Castelraimondo e Visso si coltiva il Fagiolo Monachello, presente anche a Serravalle del Chienti insieme al Fagiolo Cenerino e alla Lenticchia di Colfiorito, legata agli altopiani e ai climi più rigidi.

A San Severino Marche è diffuso il Cece Sultano, mentre a Pieve Torina resistono varietà come il Fagiolo dall’occhio e il Fagiolo Perlina. Sui versanti dei Monti Sibillini, tra Cessapalombo, Valfornace, Visso e Castel Sant’Angelo sul Nera, continuano a essere seminate la Lenticchia dei Sibillini e la Cicerchia, simboli di un’agricoltura antica e tenace.

La Giornata Mondiale dei Legumi diventa così un invito a esplorare la provincia di Macerata attraverso i suoi campi e i suoi borghi. È un viaggio lento tra sapori autentici, eventi popolari e semi antichi che continuano a parlare al futuro.

 

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